La rivolta dei professori precari: “Il concorso 2016 è una truffa, dobbiamo sostenere un esame”

In tutto il Piemonte sono 13 mila i professori che dovranno partecipare, per 63 mila posti liberi a livello nazionale e 5500 a livello regionale

«Abbiamo insegnato per anni e ora ci dicono che dobbiamo fare un ulteriore concorso. E’ umiliante e insensato». I professori precari di seconda fascia, ovvero quelli che sono stati abilitati all’insegnamento con il «Tirocinio Formativo Attivo» o i «Percorsi Abilitanti Speciali», prima del maggio 2015, sono sul piede di guerra. E martedì pomeriggio hanno portato la loro rabbia sin in corso Vittorio Emanuele 70, in Provveditorato. «Il concorso 2016 è una truffa – tuonano – Invece di pensare a chi, neolaureato, non ha ancora ottenuto l’abilitazione, richiamano sui banchi chi è a scuola da anni. Renzi aveva assicurato che per noi ci sarebbe stata una fase transitoria e ora dobbiamo sostenere un esame». Che sarà il 28 aprile. In tutto il Piemonte sono 13 mila i professori che dovranno partecipare, per 63 mila posti liberi a livello nazionale e 5500 a livello regionale. Chi non lo farà, o chi non supererà il concorso, avrà ancora tre anni di tempo e poi dovrà abbandonare l’insegnamento.

 

«Giovedì 7 aprile abbiamo consegnato una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale, ma nessuno ci ha risposto», spiega Maria Romeo, organizzatrice del flash mob. «La lettera è stata inviata a Roma», ribatte il vicedirettore Giuseppe Bordonaro. Che aggiunge: «Noi non possiamo intervenire sulla faccenda». A preoccuparsi per il proprio futuro lavorativo sono in tanti. «Io da dieci anni insegno lettere alle medie – racconta Simona Cerrina – Mi sono abilitata nel 2014, quando il ministro Carrozza ha dato la possibilità di accedere al Pas. Ho sostenuto 23 esami più la tesi e ho pagato 3 mila euro. Ora, non so per quale motivo, per continuare a insegnare devo dare il concorso. Anche se io, come tanti altri, avrei dovuto essere inserita nella graduatoria ad esaurimento. Devo studiare e lavorare insieme. E quest’anno devo seguire i ragazzi nell’esame della terza media».

 

«Ci chiedono di mettere in gioco tutto nuovamente – interviene Luciana Giordano, 46 anni, tre figli, insegnante di tecnologia – Una volta i concorsi servivano per l’abilitazione e il passaggio al ruolo; ora si fa il contrario». Insieme a loro la collega Chiara Campanile: «Abbiamo laurea, un master. In questi anni abbiamo cresciuto degli studenti, abbiamo promosso e abbiamo bocciato. Non eravamo abilitati per farlo?».

Oltre il danno, anche la beffa. Per la graduatoria di concorso non vengono riconosciuti gli anni di servizio specifici sul sostegno, mentre l’anno di insegnamento della materia viene conteggiato solo se si hanno 180 giorni continuativi. «Su undici anni, io ne posso far valere solo sette», spiega sconsolata Alessia Del Cioppo. A non capire la logica di questo provvedimento anche chi da grande vorrebbe insegnare. E aspetta il concorso per l’abilitazione. «Mi sono laureata in filosofia un anno fa – interviene Veronica Andorno, 27 anni – Il bando del Tfa però non è ancora stato pubblicato. Quindi, nel frattempo, sono costretta a fare altro. E’ assurdo, però, che invece di pensare a chi, come me, non ha l’abilitazione, facciano concorsi per gli insegnanti già abilitati». A prendere le parti dei professori molti personaggi dello spettacolo. Tra cui Piero Pelù che, sulla sua pagina facebook, pubblica un selfie con un cartello: #noconcorsotruffa.

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