“Troppi pregiudizi verso i disabili” La scrittrice: scuola ancora indietro

“Troppi pregiudizi verso i disabili” La scrittrice: scuola ancora indietro

Clara Sereni, un figlio schizofrenico: prof di sostegno assegnati a caso.

ROMA. «Purtroppo in vent’anni la vita dei ragazzi disabili nel nostro paese non è affatto migliorata, anzi è peggiorata. Non solo e non tanto a livello d’integrazione scolastica o di welfare quanto soprattutto sul fronte della sensibilità collettiva: la paura e il fantasma del diverso imperversano nella nostra società, specie tra i genitori dei compagni di classe di quei bambini che già soffrono disturbi motori o psicologici». La vicenda di Marco, con tutti gli ostacoli e le peripezie che hanno preceduto il lieto fine, è una spina nel fianco di Clara Sereni. Scrittrice e madre di Matteo, un giovane schizofrenico, nel 1998 ha fondato l’onlus Città del sole che con passione si batte per l’integrazione delle persone con disabilità mentali. Quali sono le principali pecche del nostro welfare? «Pensiamo al caso degli insegnanti di sostegno. Si tratta di docenti, sempre in numero insufficiente rispetto alle esigenze del territorio, che vengono assegnati in base a un punteggio e n on a specifiche considerazioni sui singoli studenti in difficoltà. Con il paradosso che un bambino autistico può essere affidato a un insegnante che sa tutto di sordomuti e un sordomuto non so a chi possa essere dato. Poi con questo non voglio dire che non si sia fatto nulla in Italia per i giovani disabili». Quali sono i segnali positivi? «Sono entrate in vigore le leggi sull’autismo e sull’assistenza dei pazienti dopo la morte dei loro genitori. Anche le infrastrutture sono migliorate. Tuttavia, sono piccole cose a fronte dell’assenza di una più diffusa sensibilità collettiva che alla fine rischia di lasciare al palo tanti, troppi disabili». Come quei piccoli che non possono recarsi in gita scolastica… In quest’ultimi giorni è stato uno stillicidio di storie, dalla bimba autistica di Legnano, rifiutata dai suoi compagni di classe, allo scolaro con grave disabilità psicichica di Spinea escluso dal preside. «Sono sempre più convinta che come società stiamo attraversando una situazione di crisi collettiva che ci porta a vivere molto male il nostro rapporto con la diversità. Vedesi la questione dei migranti… Tuttavia, ritengo che questa difficoltà ad accogliere e a integrare gli studenti disabili nelle scuole arrechi più danni ai compagni di classe che ai bambini in difficoltà». In che senso? «Rifiutare la diversità, senza confrontarsi con essa, è un elemento di debolezza tremendo. In questo modo si alimentano sia negli alunni, sia nei loro genitori, dei fantasmi che sono sempre peggiori e più paurosi della realtà». Nella vicenda di Legnano colpisce il fatto che proprio i papà e le mamme degli scolari abbiano fatto quadrato attorno ai loro figli. «Questo è un comportamento da stigmatizzare. È una forma di iperprotezionismo che fa sì che, se il bambino si sbuccia un ginocchio, si chiama l’avvocato. Ma così facendo si indeboliscono i ragazzi: si impedisce loro di vivere. La disabilità è vita, compresa quella psichica che è meno ge stibile di quella fisica. Ovvero un giovane autistico, molto bello, amante della musica e, almeno in apparenza come gli altri, suscita paura maggiore di un tetraplegico. Con mio figlio ho vissuto una situazione di questo tipo. So bene la domanda che innesca in tante persone: allora se lui è così, potrei essere malato anche io?».

di Giovanni Panettiere

Il Resto del Carlino del 24-04-2016

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