La Repubblica Franco-Napoletana del 1799

Nel dicembre 1798 l’esercito francese entrò nel  Regno di Napoli.

Alla notizia della capitolazione il popolo di Napoli e di parte delle province insorse violentemente in funzione antifrancese: è la rivolta dei cosiddetti lazzari, che oppose una forte resistenza all’avanzata francese. La Repubblica ha un’autonomia estremamente limitata, sottoposta di fatto alla dittatura dei Francesi e alle difficoltà finanziarie causate principalmente dalle richieste dell’esercito francese costantemente in armi sul suo territorio.

A questo si aggiunge una repressione spietata e sanguinaria contro gli oppositori del regime che certo non aiuta a conquistare le simpatie popolari; difatti durante i pochi mesi della repubblica moltissime persone vengono condannate a morte e fucilate dopo sommari processi politici. Con l’istituzione della Repubblica Napoletana non fu mai colmato il distacco esistente tra i pochi giacobini al potere e tutti gli altri napoletani. Libertà, fratellanza ed eguaglianza furono spesso imposte solamente con le armi, con provvedimenti artificiosi e impopolari, con condanne a morte (non meno di 1563, come risulta dai pochi documenti catalogati), con saccheggi, devastazioni e massacri che costarono ai meridionali oltre 60.000 morti. Il generale francese Thiebault descrive nelle sue memorie il suo ingresso a Napoli e la sua vittoria a Porta Capuana contro il popolo napoletano: “I terreni avvicinandosi a Napoli erano tutti distrutti, gli alberi fruttiferi spogliati delle loro foglie… Napoli non era altro che un immenso campo di carneficine, incendi, spavento e morte. I granatieri francesi massacrarono al suono della carica tutto ciò che era di fronte a loro… non un napoletano restò vivo sul terreno che abbiamo percorso.”

Come poi scrisse Benedetto Croce nella sua Storia del Regno di Napoli, “di fronte all’eroica resistenza popolare molti giacobini furono allora e poi presi da una sorta di rossore, come se quelle incolte plebi avessero loro inflitto una lezione di sano patriottismo, di sano orgoglio nazionale”.

In realtà la rivoluzione del 99 fu solo un pretesto ed una occasione per i Francesi per mettere amcora una volta le mani sulle nostre terre come si evince chiaramente dal bando di Faypoult, commissario della Repubblica Napoletana, che 3 febbraio 1799 emette il seguente decreto: “Appartengono alla Repubblica francese… tutti i beni reali compreso il patrimonio privato del Re, il patrimonio delle scuole pubbliche, il denaro delle banche pubbliche, tutte le casse pubbliche, le tasse, tutti i tesori del Paese, i musei, le biblioteche, tutto ciò che giace ancora sotto gli scavi di Pompei ed Ercolano…”.

Se il regno delle Due Sicilie non fosse stato cancellato dalla storia e dalle carte geografiche, il cardinale Ruffo oggi sarebbe un eroe nazionale ed gli avrebbero intitolato strade e piazze al posto di Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele.

Si dice che la restaurazione borbonica cancello la borghesia meridionale, noi pensiamo che quella “borghesia” non era all’altezza di governare il sud perchè aveva venduto la sua rivoluzione ad un paese straniero, la Francia.

FONTE : https://www.facebook.com/notes/le-citt%C3%A0-del-sud/la-repubblica-franco-napoletana-del-1799/272961682828924

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