Da “Scienze delle Finanze” di Francesco Saverio Nitti (Pierro, 1903)scopriamo che le monete degli antichi Stati Italiani al momento dell’annessione ammontavano a circa 669 milioni, di cui ben 443 milioni appartenevano al Regno delle Due Sicilie (il Banco di Napoli poteva vantare la più grande raccolta di denaro pubblico) e i restanti 226 milioni erano ripartiti fra: il regno di Sardegna, Lombardia, Ducato di Modena, Parma e Piacenza, Roma, Romagna – Marche e Umbria, Toscana, Venezia. Come dire che nel Regno dei Borbone c’erano il doppio dei soldi che nel resto d’Italia…….

Da “Scienze delle Finanze” di Francesco Saverio Nitti

Da “Scienze delle Finanze” di Francesco Saverio Nitti (Pierro, 1903)scopriamo che le monete degli antichi Stati Italiani al momento dell’annessione ammontavano a circa 669 milioni, di cui ben 443 milioni appartenevano al Regno delle Due Sicilie (il Banco di Napoli poteva vantare la più grande raccolta di denaro pubblico) e i restanti 226 milioni erano ripartiti fra: il regno di Sardegna, Lombardia, Ducato di Modena, Parma e Piacenza, Roma, Romagna – Marche e Umbria, Toscana, Venezia. Come dire che nel Regno dei Borbone c’erano il doppio dei soldi che nel resto d’Italia.

Persino la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutta l’Europa. Il Regno prima dell’avvento dei Borbone non se la passava bene, ma con il loro avvento le cose cambiarono radicalmente, a cominciare dal numero degli abitanti. Nel 1815 quando essi rientrano di nuovo la popolazione era di 5.060.000 e nel 1836 di 6.081.993, nel 1846 la popolazione arrivò a 8.423.316 e dieci anni dopo a 9.117.050. Questo vorticoso aumento della popolazione ha nome e cognome: benessere e progresso civile e sociale.

Durante i 127 anni di buon governo i Borbone diedero prosperità a tutto il popolo. I Borbone incivilirono e resero innocui i vari baroni del Regno, costruirono strade, ricostruirono l’esercito e le amministrazioni locali cui diedero l’antica autonomia, come diedero grande impulso all’industria, all’agricoltura, alla pesca, al turismo. Da ultimo tra gli Stati divenne il primo d’Italia e tra i primi nel mondo. Le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839) con il tratto che conduceva la capitale a Portici e poi fu concessa al Bayard di continuarla fino a Castellammare. A spese del tesoro borbonico nel 1842 cominciò quella per Capua e poi l’altra per Nola, Sarno e Sansevero. Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico, primissimi in Italia.

Le strade erano sicure, non più masnadieri per terra né pirati per mare; eliminate le leggi feudali diedero ordine ai territori di tutto il regno e concessero, primi al mondo, la terra a chi la lavorava; furono così estirpate le boscaglie per far posto a frutteti e vigneti; furono prosciugate le paludi di tutto il regno e regalate ai contadini le terre fertili; furono ripuliti ed arginati fiumi e torrenti.

Si mise ordine all’amministrazione pubblica e a quella del Regno delle Due Sicilie. La scuola pubblica fu istituzionalizzata come primaria e quella religiosa a far da supporto. Laicismo e religiosità si confondevano e gareggiavano in rivalità, dando al regno nuovo impulso culturale. Fiorirono pittori, architetti, scultori, maestri di musica. Il Teatro San Carlo, primo al mondo, fu costruito in soli 270 giorni e la stessa corrente culturale fece nascere l’Officina dei Papiri, il Museo Archeologico, il Real Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico e, primo al mondo, l’Osservatorio Sismologico Vesuviano e la Biblioteca Nazionale.

Lo sviluppo industriale fu travolgente e in venti anni raggiunse primati impensabili sia nei settori del tessile che in quello metalmeccanico con 1.600.000 addetti contro il 1.100.000 del resto d’Italia. Nacquero industrie all’avanguardia e tecnologicamente avanzate dando vita a ferrovie e battelli a vapore e costruendo i primi ponti in ferro in Italia, opere d’alta ingegneria in parte ancora visibili sul fiume Calore e sul Garigliano. Vennero istituiti collegi militari come la Nunziatella, Accademie Culturali, scuole di Arti e Mestieri, Monti di Pegno e Frumentari.

Le Università sfornavano fior di professionisti e scienziati e il Regno poteva vantare il più basso tasso di mortalità infantile in Italia. Erano sparsi sul territorio ospedali, ospizi per i poveri e ben 9.000 medici.

Nella conferenza internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio del terzo paese del mondo, dopo l’Inghilterra e la Francia, per sviluppo industriale. Nel Meridione ad opera dei Borbone si ebbe la prima repubblica socialista del mondo: nacque, infatti, a San Leucio, ove, oltre ad 80 ettari di terreno adibito ad agricoltura, sorse la più famosa seteria di tutti i tempi.

Tutto questo è oggi ai più ignoto, anche nel Mezzogiorno oltre che in gran parte dell’Italia del Nord eppure il Cavour, che oggi sarebbe condannato quale criminale di guerra, con la scusa dell’Unità d’Italia fece invadere il Regno legittimo dei Borbone e nei 10 anni che seguirono alla sua annessione furono passati per le armi decine e decine di migliaia di contadini, gente inerme, con la scusa di essere dei briganti. L’Italia poteva, anzi doveva, costituirsi. Gioberti e Cattaneo già nel 1848 propugnavano un federalismo possibile. Nel 1859 la Monarchia Borbonica ed il Governo del Regno delle Due Sicilie, con le dovute correzioni, proposero al governo piemontese una soluzione in tal senso.

Al Piemonte interessavano solo i soldi dei Meridionali. Il 13 febbraio 1861 cadeva la fortezza di Gaeta: tre mesi di resistenza eroica, tre mesi di sofferenze disumane, tre mesi di massacri perpetrati dal Generale Cialdini.

160mila bombe rasero al suolo la città tirrenica e fiaccarono per sempre la sua vitalità ma non la sua storia. Eroico fu Francesco II, il giovane re napoletano, ed eroica fu la sua consorte, regina Sofia; eroica fu la truppa ed eroica fu la gente di Gaeta che in massa entrò nella cittadella fortificata per difendere la propria libertà e la propria dignità.

Camillo Benso Conte di Cavour sapeva che il Piemonte era alla bancarotta (bisognava pagare i debiti di guerra con la Francia) e non c’erano più soldi per pagare questa guerra; come sapeva che la sifilide lo stava divorando.
Al Piemonte interessava la conquista delle ricchezze del Sud, delle sue riserve auree (guarda caso custodite presso il Banco di Napoli, che oggi viene annesso al San Paolo IMI di Torino), delle sue fabbriche.

Il 13 febbraio 1861 è una data che ogni Meridionale dovrebbe memorizzare, perché è da allora che i vincitori spudoratamente scrivono e fanno studiare tutto il brutto possibile dei Meridionali: brigante, fannullone, codardo, infingardo, avvezzo al bacco, tabacco e venere, stupratore, traditore e quant’altro ancora oggi ci portiamo appiccicato addosso.

Dopo il 13 febbraio 1861 il civilissimo e laborioso Mezzogiorno d’Italia, patria di Pitagora, Archimede e Cicerone, di Tommaso Campanella e Giordano Bruno, di Giovanni Caboto ed Ettore Fieramosca, patria dei Cesari che diedero la civiltà al mondo, di colpo, diventò primitivo e barbaro agli occhi del resto d’Italia e del Mondo.

 

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La vera storia dell’Unità d’Italia, come i piemontesi distrussero e derubarono il meridione,Buccino (SA) 25 Giugno 2016 – Prima edizione

 

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