COMUNICATO STAMPA DEL 15/02/18 Lese “maestà”

COMUNICATO STAMPA DEL 15/02/18

Lese “maestà”

Non ci meraviglia l’accusa di populismo e di inconsistenza , succede ogni volta che ci permettiamo di svelare che “Il re è nudo” anzi che “I re sono nudi” : la verità fa male.

E’ d’obbligo quindi rispondere con le leggi alla mano partendo dall’articolo 34 della Costituzione che sancisce l’obbligatorietà e la gratuità dell’istruzione pubblica per tutti gli anni stabiliti dalle leggi successive.

Invece i Dirigenti scolastici, che dovrebbero essere garanti dei diritti costituzionali, hanno fatto diventare una regola quella che la Legge del 2 aprile 2007, n. 40 Art. 13 introduceva come una possibilità per le scuole pubbliche di chiedere erogazioni liberali scaricabili dalle tasse . Le Scuole pubbliche , ormai in modo sistematico, chiedono alle famiglie di versare un contributo variabile da scuola a scuola; si comincia alle Primarie con quote modeste fino a superare anche i cento euro alle Superiori e capita ancora di non trovare nelle circolari scolastiche la precisazione che i contributi sono “volontari”, in più si accorpano alle tasse obbligatorie nonostante le note del Miur n.312 del 2012 e n. 593 del 2013 e quella dell’Ufficio Scolastico Regionale n.1723 del 2015 sono intervenute per dettare le regole evidenziando che vanno evitate forme vessatorie e che i contributi volontari devono essere ben distinti dalle tasse scolastiche, corredati dalla dettagliata descrizione della loro destinazione e successivamente del rendiconto finale delle spese.Anche l’ultima nota sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2018/19 N 14659 del 13 novembre 2017 cita testualmente: “…Si rammenta, infine, che i contributi scolastici delle famiglie sono assolutamente volontari e distinti dalle tasse scolastiche che, al contrario, sono obbligatorie, con l’eccezione dei casi di esonero. Le famiglie dovranno essere preventivamente informate sulla destinazione dei contributi in modo da poter conoscere le attività che saranno finanziate con gli stessi, in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa.”

E’ da tempo che denunciamo: non si possono chiedere soldi alle famiglie dichiarando in modo generico -per l’arricchimento dell’offerta formativa- e non è una questione di cifre , ma di correttezza che dovrebbe essere il modus operandi della Scuola pubblica.

E’ da tempo che chiediamo ai Dirigenti scolastici di avere il coraggio di denunciare pubblicamente le misere condizioni in cui versano le nostre Scuole piuttosto che nascondersi dietro le famiglie caricandole di ulteriori balzelli e rendendosi così responsabili dell’aumento di abbandoni scolastici. Poi domandiamo: “ Perchè non bastano, oltre al Fondo d’Istituto, tutti i soldi dei PON e di altri finanziamenti che arrivano nelle scuole, per arricchire l’offerta formativa?”. “Dove lo trovate il tempo per fare tutto se mandate, senza battere ciglio, gli studenti alla mitica alternanza scuola-lavoro? “ . “Come potete illudervi che la maggioranza delle famiglie sia dalla vostra parte?”

Ma quello che più ci preoccupa è il doppio canale pubblico-privato che si sta introducendo nella scuola pubblica dove le famiglie, quelle che possono, acquistano pacchetti di istruzione.

La scuola pubblica, che dovrebbe accompagnare i futuri cittadini sulla strada dei diritti e della dignità, ha cambiato rotta, grazie ai dirigenti scolastici, si adegua acriticamente al mercato e al suo credo, di conseguenza anche il diritto all’istruzione è diventato relativo, dipende da quanto si può comprare.

Ma studenti, genitori e insegnanti possono invertire di nuovo la rotta e riportare al suo posto la Scuola pubblica, al servizio dei diritti universali e della crescita culturale e sociale dei giovani .

Cobas Scuola Salerno

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